“Ai bambini e alle bambine che ho incontrato devo tutto quello che sono, tutto quello che so, tutto quello che ho capito, tutta l’umanità che ho recuperato e quella in me che ho curato” (Emy Mignanelli, L’età dimenticata).

Si è concluso da poco un altro anno scolastico. Arriva il tempo del silenzio, dopo il chiasso dei corridoi, delle aule, del refettorio, del giardino, della palestra per un insegnante è ora del silenzio. Non solo assenza di rumore ma anche di assenza di parole, risate, battute, condivisioni, riflessioni, tante riflessioni. E’ un tempo da tanti invidiato, per me un tempo fermo, dove rigenerare le forze, pensare e progettare. Un tempo necessario – per me anche troppo lungo – perché la stanchezza è il pericolo più subdolo quando si educa.

Faccio mia questa frase molto bella tratta da un libro di Emy Mignanelli, “L’età dimenticata”, lettura che consiglio nel periodo estivo. Ai bambini e alle bambine devo quello che sono, che so, che ho capito e l’umanità che ho vissuto sulla mia pelle è stata da stimolo e cura, lascia in me ancore a cui aggrapparmi nel navigare della vita. Una umanità delicata come petali. Perché in fondo i bambini non sono altro che petali di vivaci fiori.