“C’è una domanda che mi ossessiona. Non è facile formularla. È indiscutibilmente oziosa, forse perfino stupida, ma non c’è niente da fare, brucia. Somiglia a un livido persistente. La tocchi, fa male. Che cosa ricordano, gli altri, di noi?” (Paolo Di Paolo, Romanzo senza umani, Feltrinelli 2024).

Ho appena terminato la lettura dell’ultimo libro di Paolo Di Paolo, autore che non conoscevo nonostante la fiorente produzione passata. Un libro davvero particolare, difficile da raccontare e da riassumere, consigliato per intensità e stile letterario. Il protagonista, Mauro Barbi, è uno storico che ha dedicato molti studi ad una glaciazione avvenuta nel tardo Cinquecento nel Lago di Costanza in Germania; la sua ossessione però non è solo studiare il fenomeno metereologico quanto cercare nel suo passato persone che non vedeva più da molti anni. E si mette alla ricerca, in modo originale, di persone che hanno significato qualcosa nella sua vita; nomi conservati silenti nel suo cuore che prova a svegliare mosso da una stuzzicante domanda: cosa ricordano, gli altri, di noi? E’ questa domanda che muove il romanzo.

Mi sono chiesto, durante la lettura, quante sono le persone che abitano in una mansarda dei miei ricordi; nomi e volti che hanno rappresentato qualcosa nella mia vita, che mi hanno lasciato una frase, un pezzo del proprio vissuto, un abbraccio, un bacio, una carezza. Nomi e volti che vivono silenti nel mio cuore. Cosa ricordo di loro e loro cosa ricorderanno di me?

E’ una domanda che fa parte dei misteri della nostra esistenza, di quel vissuto di cui non sapremo mai, la cui risposta aleggia nell’aria, scritta nelle anime con un inchiostro a tratti visibile. A meno che, come ha fatto Mario Barbi, non decidiamo di riaprire i contatti, mettendo in conto i rischi del caso.